Come premessa vorrei ricordare che vivere con persone differenti non è facile, ma neanche impossibile.

in Ticino come nel resto del mondo le differenze tra popoli, etnie, nazioni, colore della pelle, usanze e orientamento sessuale causano innumerevoli scontri, alcune volte degenerando in violenze fisiche, altre volte attraverso insulti e barzellette tipiche del parlato, ma anche in modo involontario come nell’uso di modi di dire. Tutte queste modalità che possono essere riferite ad una comune intolleranza verso l’altro vengono “assorbite” dai bambini, che a loro volta appena capaci le replicheranno nella loro vita, senza magari essere consapevoli del reale significato o effetto di queste stesse espressioni.

Gli adulti spesso non fanno caso a questi comportamenti ostili, a volte perché loro stessi ne sono l’esempio, altre volte perché si giustifica il gesto come un comportamento infantile. I veri problemi si mostrano con l’adolescenza; il ragazzino cerca delle compagnie nelle quali le sue idee razziste o comunque discriminatorie siano ben accette, condivise o tollerate.

I gruppi di questo tipo spesso e volentieri sono formati da uno o più bulli e da spettatori, da persone che sostengono attivamente il bullo oppure da osservatori passivi che stanno a guardare senza intervenire.

In questo clima, che potremmo definire “tirannico”, tutti supportano il bullo per non essere poi pressi a loro volta di mira, anche se potrebbero non concordare con il bullo e con la maggioranza, ma permangono solo per sentirsi parte di qualcosa, per non rimanere soli e per sentirsi in qualche modo protetti da altri gruppi con i relativi “capi”. Questo sistema di “sopravvivenza” assomiglia molto alle leggi della jungla che si basano sul concetto “il più forte vince”.

Se le persone che non sono d’accordo con il bullo e con questo sistema “discriminatorio” si dissociassero da i propri gruppi e si guardassero le spalle tra di loro, i bulli avrebbero sempre meno potere. Una convivenza delle varie minoranze sarebbe così più facile e le persone gay potrebbero vivere un’adolescenza più serena. Qualunque bullo trae il suo potere attraverso il consenso silenzioso degli spettatori, di per sé non è affatto forte. Ha bisogno invece di dimostrare la sua autorità prendendosela con i più deboli.

Nel caso in cui gli spettatori non avranno la forza e la volontà di ribellarsi, la convivenza tra le varie diversità si noteranno ancora di più a discapito di un numero sempre crescente di ragazzi/e che avranno bisogno di supporto psicologico per poter accettare se stessi e sopravvivere in un clima a loro sfavorevole.

Sopravvivere in un ambiente ostile porta un giovane preso di mira, in una percentuale molto più elevata che per gli altri coetanei, a provare a suicidarsi o comunque a pensare a gesti suicidi.

Alcuni dati ricavati dalla letteratura scientifica:
• Il 20% degli omosessuali e bisessuali intervistati in una ricerca ha tentato il suicidio in più di un’occasione in età giovanile (Rivers, 1996)
• Giovani omosessuali e bisessuali tentano il suicidio 6 volte di più rispetto ai loro coetanei eterosessuali (Teacher, 2003)
• Giovani omosessuali e bisessuali rappresentano più della metà di tutti i suicidi giovanili (Teacher, 2003)
• L’omofobia interiorizzata è legata a comportamenti ad alto rischio (Warwick & Douglas, 2001).

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