«Tutti i miei amici lo sanno, e anche la mia famiglia. Questo non pone assolutamente nessun problema, anche se credo che sia una cosa che intrighi, che susciti continuamente domande, sulle relazioni, sull’aids. Inoltre è un continuo lavoro su di sé per sentirsi bene nella propria pelle. Io non mi metto troppo in piazza, perché sono un po’ contro alla frangia militante, ma ho fatto il punto sulla mia vita. Quindi non credo che ci sia provocazione. Per questo va abbastanza bene.»
Enzo, 21 anni
Il progetto di Zonaprotetta dedicato alla salute sessuale degli MSM (omosessuali, bisessuali, persone queer e altri uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini)
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Caro Diego (non so il tuo vero nome, scelgo il nome del mio amico di infanzia, perché anche lui per altre ragioni sta dove stai tu ora),tre secondi. Meno di tre secondi ti ci sono voluti per toccare terra da quel balcone, ponendo fine a tutto. So che avevi quattordici anni ed eri omosessuale, ti sentivi emarginato e non sopportavi gli scherzi pieni di cattiveria dei tuoi compagni. Così, in un caldo giorno di agosto, hai deciso di scavalcare quel balcone e buttarti di sotto.
Molti (quelli che hanno il dito sempre pronto) puntano l’indice contro questo o quello per trovare un colpevole: “è colpa degli amici, i bambini a quell’età sono cattivi”, “è colpa della società, ci vuole una legge contro l’omofobia!”, “è colpa della Chiesa, che condanna gli omosessuali a essere vittime dell’odio”, “ma i genitori dov’erano?”.
Io invece, caro Diego, penso che sia colpa mia perché non ho mai fatto nulla per evitare che cose così assurde succedano. Penso che se solo avessi scritto queste righe prima, magari le avresti lette, mi avresti contattato e magari saremmo diventati amici. Ti avrei spiegato che 14 anni non è una bella età per morire! Ti avrei raccontato che anche io, e tantissimi altri, alla tua età abbiamo subito gli stessi scherzi dai compagni di classe, le stesse battute cattive dagli “amici”. Anche io ho visto le gomitate complici e carnefici degli altri, gli indici puntati e anche io ho sentito gli appellativi beceri, gli insulti: frocio, checca, buliccio. O peggio. Chiamavano diverso anche me, anche io ero lo zimbello di tutti. E la cosa continua tuttora, qualche volta, per fortuna molto raramente.
Però ti avrei anche detto che quella è gente ignorante, che il mondo è pieno di altre persone, gente meravigliosa che sa apprezzarti per quello che sei, qualcuno arrivando perfino ad amarti. Che ci sono un sacco di cose da fare e posti da vedere, un sacco di ragazzi da conoscere, qualcuno da baciare, qualcuno di cui innamorarsi. E con cui fare l’amore magari su una spiaggia deserta nella notte di San Lorenzo mentre segreti desideri vengono espressi racchiusi in un autentico abbraccio. E ti avrei spiegato che tutto questo è normale, che i tuoi amici fanno le stesse cose, solo che loro le fanno con le ragazze. Anche loro hanno un sacco di ragazze da conoscere, qualcuna da baciare, qualcuna di cui innamorarsi. E con cui fare l’amore magari su una spiaggia deserta nella notte di san Lorenzo mentre gli stessi desideri vengono espressi racchiusi nello stesso autentico abbraccio.
E poi caro Diego, ti avrei detto che da qualche parte in questo mondo meraviglioso c’è lui, il tuo Mister Right, quello capace di farti perdere la testa. E ti avrei spiegato che, il giorno in cui lo incontri, non devi assolutamente fartelo scappare, ma te lo devi tenere ben stretto e fare di tutto per stare insieme a lui, perché di tutti i sacrifici che farai, ne sarà sempre valsa la pena.
Si chiama AMORE! Ti avrei anche augurato, come battuta, di trovarne uno comunitario perché il mio Mr. Right era nascosto in Brasile e per poter vivere con lui nel mio paese ho dovuto fare i salti mortali con la burocrazia dell’immigrazione. E sai perché? Perché siamo italiani e a noi non è dato di sposare chi ci pare, nemmeno possiamo registrarci come coppia di fatto, e quindi avere un semplice permesso di soggiorno, per vivere e amarci nel paese dove siamo nati.Ecco questa non è esattamente la stessa cosa dei tuoi amici eterosessuali, i quali, se si innamorano di una brasiliana, loro, fortunati, possono vivere qui sposandola, noi no. Noi dobbiamo assumerli come domestici i nostri Mr Right, con mille difficoltà e pagare pure i contributi INPS! Ma tu prova a dire a un tuo amico etero che deve assumere la propria fidanzata come domestica se vuole vivere con lei!
È la legge che ci rende diversi, noi però siamo uguali agli altri, davvero, è solo che non abbiamo i loro diritti!
Ti avrei quindi spiegato caro Diego che purtroppo a noi è capitato di vivere nel terzo mondo dei diritti! Un paese bellissimo l’Italia, ma che lascia soli i suoi figli omosessuali, li abbandona vittime talvolta dell’odio e dell’ignoranza, unico paese dove l’omofobia non è ancora reato. Peggio di noi c’è solo l’Iran dove i gay vengono appesi alle gru, e la Russia dove in questi giorni dei ragazzi della tua età e perfino della mia, vengono TORTURATI da teste rasate, neonazisti, che esistono ancora nel 2013. Pensa che gli pisciano addosso perché pensano così di curarli e farli tornare (?) etero! Urinoterapia la chiamano!
Si, caro Diego siamo tornati al Medioevo! Come al Medioevo stanno i tuoi compagni che ti prendevano in giro.
L’Italia è ancora talmente nel Medioevo in fatto di diritti che addirittura si è fatta superare dal nuovo Papa che racconta l’amore di un Dio finalmente universale, per tutti, anche per gli omosessuali: “Chi sono io per giudicare un gay?”.
Ti avrei scritto queste righe solo per farti capire che non siamo soli, siamo uguali a tantissimi altri: medici, avvocati, panettieri, giornalisti, deputati, preti, suore, insegnanti, impiegati e segretarie.
Purtroppo te le ho scritte dopo quei maledetti 3 secondi e quindi non ti serviranno a nulla. Speriamo però che possano servire a qualche altro ragazzo che si sente emarginato e diverso o (mi illudo) che possa servire a riportare nel 2013 i nostri “amici” strappandoli dal Medioevo!
Ciao tesoro, perdonami per non essere arrivato in tempo. Saluta Diego
Filippo
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Francesco
Francesco ha 23 anni. E’ cresciuto a Mendrisio e attualmente
vive a Lugano. Ha avuto due relazioni di coppia durate rispettivamente uno e due anni. Adesso vive con un ragazzo da sei mesi.Sono cresciuto a Mendrisio dove era difficile avere esperienze sessuali con altri uomini, cosa di cui sentivo il bisogno già da un certo tempo. Questo bisogno era cresciuto finché un giorno è uscito fuori. Ho potuto vivere la mia omosessualità l’estate in cui ho compiuto 18 anni, quando sono partito per l’Inghilterra. Per me, lo scopo di questo viaggio (tre mesi) era chiaramente quello di imparare l’inglese e allontanarmi dai miei genitori, ma anche poter vivere la mia sessualità. Una volta là, ho incontrato un uomo e dopo aver fatto l’amore per la prima volta mi sono detto: “Oh, finalmente: ecco cos’è!”
Non ho potuto dirlo subito agli amici con cui ero partito ma, ritornando, ne ho parlato subito con mia madre perché trovavo importante parlarne con le persone più vicine. Era una presa di coscienza personale che volevo condividere con gli altri, poter essere finalmente me stesso, liberarmi di qualcosa che sentivo particolarmente pesante. Non stavo bene nascondendo ciò che avevo bisogno di vivere. D’altronde, era difficile per me continuare a vivere così ed è stato necessario lasciare la casa dei miei genitori, circa quattro mesi dopo, per cominciare una storia di coppia con un ragazzo con cui ho vissuto per un anno. Parlarne a mia madre, ai miei amici, perfino a mio fratello, è stato facile. Per loro forse non è stato facile capire, ma lo hanno ammesso, accettato.
Per contro parlarne con mio padre non è stato possibile. Sapevo che’era qualcosa che non sarebbe stata accettata, che poneva dei problemi, visto che già non avevamo un buon rapporto. Ho sempre rimandato il momento per parlargliene perché non ho mai trovato l’opportunità per farlo. Un giorno lo ha chiesto direttamente a mia madre, voleva sapere se ero omosessuale. Mia madre glielo ha confermato e subito dopo ha voluto parlarne con me. All’inizio, la cosa ha preso una brutta piega, mi ha rimproverato il fatto di essere omosessuale, era molto deluso dalla mia attitudine, dal mio comportamento. Quel che trovavo aberrante era il fatto che pensava fosse una mia scelta e non qualcosa di naturale che si imponeva. In seguito, abbiamo avuto una discussione un po’ più costruttiva e si è reso conto che non si trattava di una scelta deliberata ma che la sola cosa che avessi scelto era di viverla.