• Comportamento più sicuro ad Aprile e Test rapido a 10 franchi per il mese di Maggio

    Per contrastare l’abbassamento della guardia e l’aumento dei contagi da Hiv nella popolazione dei maschi omosessuali viene lanciata per la terza volta in Svizzera e per la prima volta estesa anche a Milano, la campagna “Break the chains”. Il concetto è quello di spezzare la catena di contagi che avviene nell’ambito delle relazioni tra maschi omosessuali.

    In una comunità minoritaria con una maggior prevalenza di persone sieropositive la diffusione dei contagi avviene più velocemente. La campagna Break the chains intende ridurre le catene di trasmissione dei contagi con un approccio realistico: si invita, una volta all’anno, per la durata di un mese e in modo individualizzato a un comportamento sessualmente più sicuro, anche all’interno della coppia. Il momento dell’infezione primaria (cioè quando una persona si è appena contagiata) è quello in cui si rischia maggiormente di contagiare il partner sessuale; durante questo periodo la persona di solito non sa o non ritiene di essere portatore del virus. Tramite BTC si vuole sensibilizzare ma anche spezzare la progressione esponenziale dei contagi tra persone che non ritengono di essere portatori del virus o di avere comportamenti rischiosi perché hanno relazioni con amici ritenuti “sicuri”.

    La campagna è l’occasione per i maschi omosessuali del Canton Ticino di valutare la loro situazione, di ridurre i rischi, ed eventualmente di cominciare una cura: tutti fattori che riducono la probabilità di nuovi contagi. I maschi omosessuali si spostano facilmente fuori Cantone, sia a Sud che a Nord, ed è per questo che la campagna nazionale ha ritenuto importante il coinvolgimento della vicina Lombardia.

    Durante il mese di aprile si propone un comportamento più sicuro e a maggio si invita a fare il test che sarà offerto a 10.- fr come test rapido (presso il Servizio di malattie infettive dell’Ospedale Civico di Lugano) a quelle persone che saranno iscritte a Break the Chains.

    Per aderire alla campagna scaricate gratuitamente l’applicazione Breakthechains per smartphone oppure visitate www.breakthechains.ch.

    Gli esercizi commerciali gay friendly possono approfittare della campagna per offrire sconti e promozioni durante il mese di aprile alle persone che avranno aderito scrivendo direttamente la propria offerta ad msm@zonaprotetta.ch; le offerte saranno pubblicate e pubblicizzate sul sito e sull’App gratuita della campagna. Si tratta di un’occasione per fare promozione della propria attività favorendo gli obiettivi della riduzione dei contagi.

    Il video della campagna: http://www.breakthechains.ch/2014/


    Contatto: Marco Coppola (
    078 9096635) e Vittorio Degli Antoni,

    Zonaprotetta, 091 923 80 40, msm@zonaprotetta.ch

    ————

    DAL 1 AL 30 APRILE

    Una volta all’anno per un intero mese non correre assolutamente rischi. Perché? Per abbassare il numero di nuove infezioni da Hiv e quindi rendere il sesso più sicuro per tutti noi. Break The Chains lo rende possibile.

    COSA SIGNIFICA RIDUZIONE DEL RISCHIO?

    • sei a conoscenza del tuo stato sierologico per l’Hiv
    • siete entrambi fedeli e Hiv negativi dopo un test recente
    • sei positivo all’Hiv, in terapia da almeno 6 mesi con risultati efficaci, carica virale non rilevabile e nessuna altra IST in corso
    • niente sperma in bocca
    • masturbazione e baci non rappresentano rischi di contrarre il virus Hiv
    • se non conosci il tuo stato sierologico o quello del partner, fai sesso solo con il preservativo!

    GLI IMPEGNI RICHIESTI DA BREAK THE CHAINS

    • non correre rischi in aprile
    • se si veri ca un incidente, parlane subito con il tuo/i tuoi partner
    • nel mese di maggio, fai il test per l’HIV

    2014_BTC2014-LOGO-QR

  • StopOmofobiaPaviaEgregio Direttore,

    scriviamo in risposta alla Lettera pubblicata sul GdP in data 17 marzo c.a. a firma del Signor Fernando Filippi sul tema della lotta all’omofobia.
    L’omosessualità è una condizione naturale e un tipo di attrazione sentimentale e fisica del tutto paragonabile all’eterosessualità, questo ci dice la comunità scientifica nazionale e internazionale ma anche il buon senso. Il fatto di amare e vivere le proprie relazioni, tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, cosa toglie ad altri? Con quali argomenti dovrebbero esistere relazioni di serie A e relazioni di serie B?
    Il fatto che l’omosessualità in passato, come nel presente ancora in diversi luoghi, sia stata o sia considerata negativamente giustifica il pregiudizio? In diverse circostanze infatti l’essere umano ha considerato peggiori, inferiori, non normali e passibili di punizioni o di diverso trattamento tutta una serie di minoranze, non solo quindi lesbiche e gay. La superiorità di taluni è però incompatibile con l’uguaglianza e la libertà che sono fondamento della democrazia. E nella lettera si confonde la diversità che è tipica di ciascuno di noi, infatti nessun individuo è davvero identico ad un altro, con la parità in relazione ai diritti. Nasciamo in quanto esseri umani tutti liberi ed eguali rispetto ai diritti fondamentali di cui siamo portatori. Tra questi c’è anche il diritto a non essere discriminati, come si ricorda nella lettera, e ad avere relazioni.
    L’omosessualità non è una grave malformazione ma una condizione naturale alla quale forse ancora in molti non sono abituati. L’incontro con l’ignoto, con qualcosa che non conosciamo e quindi ci fa paura è spesso il motivo della repulsione, del disprezzo e dell’odio. L’altro grande motivo è l’ideologia, come la storia ci insegna. Basterebbe ricordare il nazismo e le sue vittime, tra le quali oltre agli ebrei anche omosessuali, disabili, oppositori politici, rom, persone di diverse religioni. La scelta di superare determinati pregiudizi è ovviamente libera come libera è l’opinione fin tanto che non offende la dignità dell’altro. I mostri sono generati dal sonno della ragione, per citare un celebre quadro/simbolo, e ciascuno dovrebbe interrogarsi sui propri, sui motivi dei propri pregiudizi. Un mondo in cui ciascuno può essere quello che è, è un mondo migliore per tutti.
    Marco Coppola
    Zonaprotetta, Lugano
    …………………
    Ecco la lettera:

    La lotta all`omofobia
    Quasi non passa giorno che non si
    senta parlare di omofobia (nel senso di
    avversione, ostilità verso l’omosessualità)
    e dell’urgenza di combatterla. Per taluni
    ambienti “progressisti”, l’omosessualità
    sarebbe infatti un modo di essere del tutto
    naturale e normale, tale da non potersi
    prestare ad apprezzamenti o giudizi negativi,
    discriminatori.
    Sta di fatto che nei nostri Paesi,
    l’omosessualità non ha mai, almeno fin
    qui, rappresentato motivo di vanto o di
    ostentazione. In generale, l’omosessualità
    (o, per lo meno, la sua pratica) è sempre stata
    considerata come qualcosa di vergognoso, di
    indecente per definizione. Tale da provocare
    un certo imbarazzo anche al solo parlarne.
    Ora, ci si può chiedere, questa spontanea,
    istintiva repulsione a che cosa può mai
    essere dovuta? Forse a riminiscenze bibliche,
    all’ignoranza, a una cultura retriva, come
    certi sedicenti progressisti aperti alle novità
    vorrebbero, o magari qualcos’altro, di più
    profondo? Ciò proviene indubbiamente dal
    fatto che, inconsciamente e istintivamente,
    si percepisce di avere a che fare con una
    realtà conturbante che contrasta con il
    modo normale di essere. Si tratta, in fondo,
    di una reazione più o meno simile a quella
    provocata, sul momento, dalla vista di certe
    gravi malformazioni innate che, in qualche
    modo, menomano l’aspetto e le facoltà di chi
    ne è incolpevolmente affetto. Ovviamente, il
    fatto che una persona sia nata con qualche
    difetto o menomazione (handicappata, per
    dirla con un’espressione orribile oggi di
    moda) non ne giustifica l’emarginazione
    o il disprezzo. Ora, dovendosi presumere
    che, indipendentemente dalla causa
    dell’omosessualità (della menomazione),
    all’omosessuale non si possa, in principio,
    attribuire responsabilità o colpa alcuna per il
    proprio stato, ogni discriminazione (disparità
    di trattamento) o minor considerazione
    per il fatto solo di essere omosessuale è
    da considerare senz’altro inammissibile
    e lesiva dei diritti fondamentali (cfr. art.
    8 cifra 2 Cost. fed.). Ciò non significa però
    che l’omosessualità possa e debba essere
    considerata, in sé e per sé, come qualcosa di
    positivo, di normale. Dovrebbe pur sempre
    trattarsi, nel miglior dei casi, di una sorta di
    difetto di fabbrica.
    Per certuni già il solo fatto di criticare o
    contestare apertamente la legittimità del
    cosiddetto matrimonio gay costituirebbe una
    sorta di discriminazione nei riguardi degli
    omosessuali medesimi e, con ciò, una forma
    di omofobia. Stando infatti a certe moderne
    infauste ideologie che negano esservi
    sostanziale diversità tra genere maschile e
    genere femminile (volendo così far diventare
    uguale ciò che per natura è diverso),
    coppie omosessuali e coppie eterosessuali
    dovrebbero essere considerate alla pari anche
    sul piano coniugale e matrimoniale. Cosa
    evidentemente assurda e incomprensibile per
    ogni persona che non abbia perso, come si
    usa dire, il ben dell’intelletto.
    Secondo un ovvio principio, non si può, senza
    cadere nell’arbitrio, ossia senza commettere
    ingiustizia, trattare allo stesso modo ciò che
    è diverso e trattare in modo diverso ciò che è
    uguale. Il voler dunque considerare, contro
    ogni evidenza, alla stessa stregua coppie
    omosessuali e coppie eterosessuali appare, in
    virtù di questo principio, arbitrario. In realtà,
    una discriminazione o differenziazione
    qui si impone già per il semplice fatto che
    il matrimonio propriamente detto non è,
    ragionevolmente, immaginabile se non tra un
    uomo e una donna (tra due individui di sesso
    diverso) e non anche tra due uomini e due
    donne (tra due individui di sesso identico).
    Da tenere infine presente che, da noi, i diritti
    degli omosessuali sono già garantiti appieno
    attraverso l’istituto dell’unione domestica
    registrata.
    FERNANDO FILIPPI, Airolo

  • Break The Chains 2014

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    DAL 1 AL 30 APRILE

    Una volta all’anno per un intero mese non correre assolutamente rischi. Perché? Per abbassare il numero di nuove infezioni da Hiv e quindi rendere il sesso più sicuro per tutti noi. Break The Chains lo rende possibile.

    COSA SIGNIFICA RIDUZIONE DEL RISCHIO?

    • sei a conoscenza del tuo stato sierologico per l’Hiv
    • siete entrambi fedeli e Hiv negativi dopo un test recente
    • sei positivo all’Hiv, in terapia da almeno 6 mesi con risultati efficaci, carica virale non rilevabile e nessuna altra IST in corso
    • niente sperma in bocca
    • masturbazione e baci non rappresentano rischi di contrarre il virus Hiv
    • se non conosci il tuo stato sierologico o quello del partner, fai sesso solo con il preservativo!

    GLI IMPEGNI RICHIESTI DA BREAK THE CHAINS

    • non correre rischi in aprile
    • se si veri ca un incidente, parlane subito con il tuo/i tuoi partner
    • nel mese di maggio, fai il test per l’HIV

     

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