StopOmofobiaPaviaEgregio Direttore,

scriviamo in risposta alla Lettera pubblicata sul GdP in data 17 marzo c.a. a firma del Signor Fernando Filippi sul tema della lotta all’omofobia.
L’omosessualità è una condizione naturale e un tipo di attrazione sentimentale e fisica del tutto paragonabile all’eterosessualità, questo ci dice la comunità scientifica nazionale e internazionale ma anche il buon senso. Il fatto di amare e vivere le proprie relazioni, tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, cosa toglie ad altri? Con quali argomenti dovrebbero esistere relazioni di serie A e relazioni di serie B?
Il fatto che l’omosessualità in passato, come nel presente ancora in diversi luoghi, sia stata o sia considerata negativamente giustifica il pregiudizio? In diverse circostanze infatti l’essere umano ha considerato peggiori, inferiori, non normali e passibili di punizioni o di diverso trattamento tutta una serie di minoranze, non solo quindi lesbiche e gay. La superiorità di taluni è però incompatibile con l’uguaglianza e la libertà che sono fondamento della democrazia. E nella lettera si confonde la diversità che è tipica di ciascuno di noi, infatti nessun individuo è davvero identico ad un altro, con la parità in relazione ai diritti. Nasciamo in quanto esseri umani tutti liberi ed eguali rispetto ai diritti fondamentali di cui siamo portatori. Tra questi c’è anche il diritto a non essere discriminati, come si ricorda nella lettera, e ad avere relazioni.
L’omosessualità non è una grave malformazione ma una condizione naturale alla quale forse ancora in molti non sono abituati. L’incontro con l’ignoto, con qualcosa che non conosciamo e quindi ci fa paura è spesso il motivo della repulsione, del disprezzo e dell’odio. L’altro grande motivo è l’ideologia, come la storia ci insegna. Basterebbe ricordare il nazismo e le sue vittime, tra le quali oltre agli ebrei anche omosessuali, disabili, oppositori politici, rom, persone di diverse religioni. La scelta di superare determinati pregiudizi è ovviamente libera come libera è l’opinione fin tanto che non offende la dignità dell’altro. I mostri sono generati dal sonno della ragione, per citare un celebre quadro/simbolo, e ciascuno dovrebbe interrogarsi sui propri, sui motivi dei propri pregiudizi. Un mondo in cui ciascuno può essere quello che è, è un mondo migliore per tutti.
Marco Coppola
Zonaprotetta, Lugano
…………………
Ecco la lettera:

La lotta all`omofobia
Quasi non passa giorno che non si
senta parlare di omofobia (nel senso di
avversione, ostilità verso l’omosessualità)
e dell’urgenza di combatterla. Per taluni
ambienti “progressisti”, l’omosessualità
sarebbe infatti un modo di essere del tutto
naturale e normale, tale da non potersi
prestare ad apprezzamenti o giudizi negativi,
discriminatori.
Sta di fatto che nei nostri Paesi,
l’omosessualità non ha mai, almeno fin
qui, rappresentato motivo di vanto o di
ostentazione. In generale, l’omosessualità
(o, per lo meno, la sua pratica) è sempre stata
considerata come qualcosa di vergognoso, di
indecente per definizione. Tale da provocare
un certo imbarazzo anche al solo parlarne.
Ora, ci si può chiedere, questa spontanea,
istintiva repulsione a che cosa può mai
essere dovuta? Forse a riminiscenze bibliche,
all’ignoranza, a una cultura retriva, come
certi sedicenti progressisti aperti alle novità
vorrebbero, o magari qualcos’altro, di più
profondo? Ciò proviene indubbiamente dal
fatto che, inconsciamente e istintivamente,
si percepisce di avere a che fare con una
realtà conturbante che contrasta con il
modo normale di essere. Si tratta, in fondo,
di una reazione più o meno simile a quella
provocata, sul momento, dalla vista di certe
gravi malformazioni innate che, in qualche
modo, menomano l’aspetto e le facoltà di chi
ne è incolpevolmente affetto. Ovviamente, il
fatto che una persona sia nata con qualche
difetto o menomazione (handicappata, per
dirla con un’espressione orribile oggi di
moda) non ne giustifica l’emarginazione
o il disprezzo. Ora, dovendosi presumere
che, indipendentemente dalla causa
dell’omosessualità (della menomazione),
all’omosessuale non si possa, in principio,
attribuire responsabilità o colpa alcuna per il
proprio stato, ogni discriminazione (disparità
di trattamento) o minor considerazione
per il fatto solo di essere omosessuale è
da considerare senz’altro inammissibile
e lesiva dei diritti fondamentali (cfr. art.
8 cifra 2 Cost. fed.). Ciò non significa però
che l’omosessualità possa e debba essere
considerata, in sé e per sé, come qualcosa di
positivo, di normale. Dovrebbe pur sempre
trattarsi, nel miglior dei casi, di una sorta di
difetto di fabbrica.
Per certuni già il solo fatto di criticare o
contestare apertamente la legittimità del
cosiddetto matrimonio gay costituirebbe una
sorta di discriminazione nei riguardi degli
omosessuali medesimi e, con ciò, una forma
di omofobia. Stando infatti a certe moderne
infauste ideologie che negano esservi
sostanziale diversità tra genere maschile e
genere femminile (volendo così far diventare
uguale ciò che per natura è diverso),
coppie omosessuali e coppie eterosessuali
dovrebbero essere considerate alla pari anche
sul piano coniugale e matrimoniale. Cosa
evidentemente assurda e incomprensibile per
ogni persona che non abbia perso, come si
usa dire, il ben dell’intelletto.
Secondo un ovvio principio, non si può, senza
cadere nell’arbitrio, ossia senza commettere
ingiustizia, trattare allo stesso modo ciò che
è diverso e trattare in modo diverso ciò che è
uguale. Il voler dunque considerare, contro
ogni evidenza, alla stessa stregua coppie
omosessuali e coppie eterosessuali appare, in
virtù di questo principio, arbitrario. In realtà,
una discriminazione o differenziazione
qui si impone già per il semplice fatto che
il matrimonio propriamente detto non è,
ragionevolmente, immaginabile se non tra un
uomo e una donna (tra due individui di sesso
diverso) e non anche tra due uomini e due
donne (tra due individui di sesso identico).
Da tenere infine presente che, da noi, i diritti
degli omosessuali sono già garantiti appieno
attraverso l’istituto dell’unione domestica
registrata.
FERNANDO FILIPPI, Airolo

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