• Zonaprotetta

    nell’ambito del programma nazionale HIV e altre Infezioni sessualmente trasmissibili destinato a maschi che hanno relazioni sessuali con altri maschi (MSM)

    cerca per progetto annuale

    un Operatore MSM di prossimità (outreach worker)

    con incarico al 20%

    Compiti:

    – realizzare azioni di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e promozione della salute nella realtà gay del territorio;

    – cooperare con il team nelle attività di sostegno e aiuto rivolte alle persone omosessuali.

    Requisiti:

    – conoscenza della realtà gay (visibilità necessaria);

    – preferibile esperienza di lavoro sociale;

    – facilità di contatto, mobilità, capacità organizzative, attitudine al lavoro d’équipe.

    Per informazioni: 091 923 80 40

    Le candidature (comprensive di lettera di presentazione e curriculum vitae) dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2018 a:

    Zonaprotetta, CP 4034 – 6904 Lugano.

  •  Al momento questa prigione sarebbe «piena». Qui molti ragazzi omosessuali sarebbero stati «picchiati», «torturati con l’elettricità» e rilasciati solo su «pagamento di tangenti». La Novaya Gazeta scrive inoltre che in Cecenia è in corso un «programma per la purezza sessuale» e che i sospettati vengono monitorati attraverso il controllo dei cellulari.

    Molti di loro sono fuggiti e si trovano ora in Europa o altre regioni della Russia. E hanno iniziato a parlare e raccontare le loro vicende. Il giornale scrive infine di essere a conoscenza di “almeno tre casi” in cui tre fermati sono stati uccisi dai loro aguzzini.

    Da: http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1139215/-Gay-torturati-e-uccisi-in-Cecenia-/

    ‘Sterminio gay’ in Cecenia, omosessuali colpevoli di esistere

    Da: ilfattoquotidiano.it Autore: Dario Accolla

    Orribili notizie arrivano dalla Cecenia, piccola repubblica della Federazione Russa. Come spiega bene Gaypost.it, “le autorità cecene avrebbero arrestato più di 100 uomini gay e ne avrebbero uccisi alcuni semplicemente in relazione al loro orientamento sessuale non tradizionale o al sospetto di questo”, già intorno alla fine di febbraio. La situazione sta però peggiorando, poiché siamo passati ai “campi di concentramento.

    Si legge, infatti, che “da tutta la Cecenia stanno arrivando nuove testimonianze di persone che sono riuscite a scappare o che si stanno nascondendo da quello che in molti hanno cominciato a chiamare lo sterminio degli omosessuali“. Dalle ricostruzioni fornite sembra che alcune ex caserme militari cecene siano “state ripristinate ed adibite alla detenzione di tossicodipendenti e di uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto“.

     La notizia aggiunge orrore agli orrori che ogni giorno, nel mondo, popolano le cronache sulle costanti violazioni dei diritti civili e umani. Dalla strage dei cristiani, come quella del recente attentato in Egitto, alle violenze dell’Isis abbiamo una continua escalation di abusi, brutalità e uccisioni: la colpa dei soggetti che finiscono sotto la macchina repressiva è quella di non obbedire al concetto di “normalità” di chi si erge a censore, giudice e boia. Cosa non nuova, nella storia dell’uomo.

    Le uccisioni di omosessuali non sono di certo un fatto recente. L’inquisizione uccideva, dopo adeguate torture, i “sodomiti”. La chiesa ha grandi responsabilità nei processi sommari contro coloro che un tempo erano definiti non solo peccatori, ma addirittura interpellati con epiteti quali “il vomito di Dio”. Il cosiddetto “omocausto” ha determinato lo sterminio di decine di migliaia di gay e lesbiche nei lager nazisti. La storia non solo non è stata maestra di vita, ma dimostra una sua ricorsività che avremmo sperato di non ripercorrere mai più.

    Preoccupanti le analogie tra ieri e oggi. Come negli anni 30, abbiamo una crisi mondiale che genera malcontento e paure. In questo quadro è facile, per i vari leader populisti, cercare e trovare un nemico esterno. In Italia, questo è rappresentato dagli immigrati. Altrove, come in Russia, il nemico è il popolo Lgbt. Ma le analogie non finiscono qui.

    Durante il fascismo Mussolini rispose, a chi gli ricordava che sugli omosessuali non aveva approvato leggi troppo restrittive, che in Italia “erano tutti maschi”. Così lo stesso del leader ceceno Ramzan Kadyrov che, di fronte alle accuse di sterminio della comunità arcobaleno, attraverso il suo portavoce fa sapere: “Non puoi arrestare o reprimere persone che semplicemente non esistono nella Repubblica. Se queste persone esistessero in Cecenia, le forze dell’ordine non dovrebbero preoccuparsi perché le loro stesse famiglie li manderebbero in luoghi da cui non potrebbero più tornare”.

    L’inizio del ‘900 fu importante per la storia dei diritti civili e sociali: donne e operai cominciavano a ottenere riconoscimenti sempre più ampi, dal suffragio alle tutele sul lavoro. Gli ebrei stessi cominciavano ad attraversare, seppur timidamente, un processo di maggiore riconoscimento ed emancipazione rispetto a un pregiudizio millenario. Tutto ciò che si sarebbe compiuto nel secondo dopoguerra, ma ormai avviato e irreversibile. Ciò non impedì, tuttavia, i tentativi da parte di forze reazionarie di impedire che la storia – e la civiltà con essa – andasse avanti: la tragedia della shoah e l’avvento dei grandi totalitarismi andrebbero letti anche sotto questa lente.

    Oggi, di quel processo avviato più di un secolo fa, la liberazione della gay community rappresenta un nuovo anello in quella lunga catena di eventi dopo la fine dello schiavismo, l’affermazione dei diritti delle donne e delle classe lavoratrici e il superamento della diffidenza anti-giudaica. Eppure, come allora, le persone Lgbt sono ancora al centro di una narrazione che – esattamente come per gli ebrei nel secolo scorso – le dipinge come contrarie all’ordine sociale e minacciose per le nuove generazioni.

    Oggi come allora, vediamo la creazione di lager dove rinchiudere persone che hanno la semplice colpa di ‘essere’. Una cosa, tuttavia, può differenziare il presente: la coscienza di cosa è stato. Le nazioni occidentali non possono e non devono far finta di nulla, com’è già accaduto per la shoah. Occorre utilizzare tutti i canali diplomatici necessari, oltre alle dovute pressioni nelle sedi competenti, per denunciare le violenze e gli eccidi organizzati in Cecenia e pretendere che questa barbarie abbia fine una volta per tutte.

  • Baobab attualità su LGBT Pride 2018 a Lugano

     

    Ecco dove poter riascoltare la puntata del 30/03/2017 con il commento del Comitato organizzatore. Clicca qui

  • Ecco perché è necessario il Pride di Lugano: risposta del Comitato Pride 2018 ai consiglieri Ppd

    COMUNICATO STAMPA
    Ecco perché è necessario il Pride a Lugano

    L’interrogazione di oggi di tre consiglieri comunali al Municipio di Lugano, ci dimostra perché è necessario un LGBT Pride nella Svizzera italiana. Non entriamo in merito ai legittimi interrogativi di aspetto finanziario e turistico, ma ci rattrista la definizione di una «manifestazione folcloristica di nicchia, (…) controversa, (…) e estranea alle nostre tradizioni».

    Pride significa fierezza di essere quello che siamo e significa anche vincere la paura e la vergogna instillata da una società che incita ad escludere e a giudicare, che va a caccia di un nemico, di un capro espiatorio, una società che non vuole puntare al meglio per sé e per i cittadini che ne fanno parte, ma che nutre la diffidenza, le divisioni.

    In tutte le città più importanti Svizzere, europee e del mondo si svolge il Pride: Lugano crediamo non sia da meno. Il Pride non è una manifestazione di nicchia, è una manifestazione per tutti, perché i diritti LGBT sono diritti umani e di conseguenza diritti di tutte e tutti, anche delle persone eterosessuali che spesso marciano per l’eguaglianza di tutti i cittadini e le cittadine.
    Le cose per gli afroamericani degli Stati Uniti sono iniziate a cambiare quando i bianchi sono scesi in piazza al loro fianco, per le donne la parità ha smesso di essere un miraggio solo quando anche gli uomini – mariti, padri, amici, fratelli – hanno iniziato a sostenere l’emancipazione femminile.

    Oggi noi lesbiche, gay, bisex, transessuali della Svizzera italiana abbiamo bisogno di tutti i cittadini e delle istituzioni. È una questione di rispetto, di uguaglianza, di diritti umani.

    La Svizzera italiana ha bisogno di questo Pride per cambiare la società. Siamo i vostri compagni di scuola, vicini di pianerottolo, i vostri cugini, i vostri colleghi. Siamo il negoziante sotto casa, l’insegnante, il conducente del pullman che vi porta al lavoro. Abbiamo i vostri stessi doveri, paghiamo le stesse tasse, vi chiediamo di costruire insieme una società in cui nessuno – a scuola, per strada, al lavoro o su internet – si senta mai più legittimato a insultarci, picchiarci o discriminarci.

    Una società più giusta renderebbe più bella e serena la vita di tutti, la vostra, quella delle persone che vi circondano, quella dei vostri figli. E se mai i vostri figli dovessero rivelarsi omosessuali, bisessuali o transessuali, allora questo Pride e tutti quelli che ovunque seguiranno, riguarderebbero anche loro.

    Il Pride è un’importante esperienza di vita, un esempio di manifestazione pacifica, allegra, festosa, di impegno civile per costruire una società migliore.

    Da: www.pride2018.ch

    La notizia dell’interrogazione di tre consiglieri comunali Ppd: http://www.laregione.ch/articolo/attacco-al-gay-pride-di-lugano-folcloristico-di-nicchia-estraneo-alle-nostre-tradizioni/40365

    La risposta del Municipio: http://www.ticinonews.ch/ticino/366475/gay-pride-un-mero-attacco-ideologico