Vera Gheno viene accolta nel “nido” di Elizabeth La Rosa, Natascia Bandecchi e Arianna Lucia Vassere.

Nella breve intervista la sociolinguista italiana ci esorta ad investire tempo per ripensare a come usiamo le parole e a relativizzare il nostro punto di vista sul mondo perchè dice: “il modo in cui noi vediamo il mondo è solo uno dei tanti modi di guardarlo non è universale”.

Invece di parlare di inclusività, che al suo interno prevede una differenziazione tra chi include e chi viene incluso, sarebbe forse più giusto, afferma Vera Gheno parlare di convivenza delle differenze, in modo da soverchiare il paradigma della normalità versus la diversità e parlare di “differenza diffusa”: io sono differente da te quanto tu sei differente da me, il movimento di convivenza deve essere reciproco.

In un mondo ideale le etichette non servirebbero ma gli esseri umani hanno bisogno di nominare l’esperienza tramite le parole: “abbiamo bisogno di nominare la realtà per poterla rendere raccontabile, per poterne parlare. Quindi, oggi, rivendicare l’etichetta è la rivendicazione dell’esistenza, della presenza sociale”

Conclude poi dicendo che “La diversità non è solo qualcosa a cui tendere ma qualcosa dic ui biologicamente abbiamo bisogno”

Il progetto, da vedere e ascoltare su YouTube, è disponibile anche in forma di podcast su SPOTIFY.

Qui sotto l’intervista completa:

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