Il binomio formato dal concetto di sesso e quello di quarantena porta con sé alcune questioni che in pochi sanno affrontare.

Da poco più di un anno, ci siamo ritrovati a convivere schiacciati in una morsa: una crisi sanitaria senza precedenti, internazionale e intercontinentale, una pandemia segnata da cattive notizie, angoscia e paura. Parliamo di lockdown, di saturazione degli ospedali, tutto questo ci suona ancora come “fatto” relativamente recente e ci disorienta perché non possiamo fare riferimento a una memoria storica comune da cui trarre insegnamento[1].

Di questo, non diremo altro. Perché nulla ci vieta di poter guardare a questa situazione in un’altra prospettiva. Non si parla più del piacere come di tanti altri aspetti della vita, ma nessun ci vieta di guardare al tutto, come occasione per riscoprire il benessere dell’individuo, in generale, in particolare poter riscoprire la propria sessualità. Difatti, benché ci si possa sentire spaesati, non dobbiamo giudicare questa pandemia né come buona né come cattiva .

La nuova emergenza sanitaria si presenta per le coppie come l’occasione di un confronto diretto col partner. Nel momento in cui i ritmi quotidiani rallentano, la frenesia lavorativa ed economica si mostra nella sua parziale inutilità ai fini di un’esistenza felice (è realmente necessaria l’eterna corsa alla produttività?). Si scopre vi sia tanto tempo da dedicare alla scoperta di nuove attività salutifere, hobby, poco tempo fa’, privilegio di pochi: work out, lettura, musica, passeggiate etc. In questo senso, lockdown significa in primo luogo riscoprire un tempo nuovo di attività essenziali alla felicità, in secondo luogo, sforzarsi di regolare possibili problemi relazionali e/o di famiglia. Tutti devono: affrontare le difficoltà oppure prendere in considerazione la separazione e/o una nuova unione.

Dal punto di vista sessuale, il periodo legato agli anni del Covid-19 e delle varianti insorgenti offre del tempo alle coppie per esplorare la fantasia, il dominio fonte da cui attingere l’infinita potenzialità dell’eccitazione sessuale necessaria al desiderio, prima, durante e dopo l’atto. Alcuni studi, dimostrano come durante l’atto sessuale, se vissuto bene, gli ormoni secreti siano alquanto benefici per le difese immunitarie: l’ossitocina o l’endorfina vengono rilasciate e rinforzano il nostro sistema, diminuiscono i rischi cardiovascolari ed il livello di stress, migliorano la qualità del sonno[2]. Dobbiamo semplicemente fare attenzione a ricercare il corretto piacere per entrambi gli agenti dell’atto.

Tutt’altra situazione concerne chi si ritrova ad affrontare la solitudine. Dobbiamo mirare ad attività ricreative o alle nuove passioni. In quest’occasione, ahimè, gli enti, le associazioni sociali svolgono un ruolo importantissimo nell’interazione di aiuto. Non ci si deve dimenticare, mai e soprattutto di questi tempi, i casi di sofferenza domestica, di violenza, d’instabilità familiare, che gravano sul benessere degli individui, giovani e adulti, uomini e donne. Sono loro, insieme agli anziani, da annoverare tra i tanti dimenticati di questa pandemia, o meglio, di questi decenni.

È vero che si è assiste costantemente a una diminuzione dei contatti sociali, il che fa presupporre vi sia una diminuzione dell’infedeltà, benché non debba essere considerata come conseguenza diretta, meccanica e implicata. Possiamo dire non si tratta neanche di un obiettivo principale: l’infedeltà non è né cosa buona né cattiva, e rientra come altre azioni o eventi esperienziali all’interno di un processo di crescita e discernimento di se stessi. Quello che forse dovrebbe suscitare maggiore interesse è la possibilità di sfruttare questo nuovo tempo cercando di discernere tra le tante relazioni quali possano essere a buon diritto ritenersi “importanti”, e quali no; per quali legami vale la pena investire le nostre forze, quali debbano avere la precedenza. Dovremmo riflettere più spesso sul sesso e sulle emozioni che con esso si possono sperimentare. Molte, tra le tante relazioni extraconiugali, giungeranno alla fine; molte altre, potrebbero riprendere in maniera positiva. Nulla toglie che questa sia l’occasione alla portata di tutti, ancora una volta, di rivedere e ricercare quali siano i fini mirando alla felicità di sé stessi e del proprio amato.

Che cosa dire invece sulla masturbazione? La contrazione del numero di occasioni sociali, le limitazioni imposte allo spazio interrelazione, con la conseguente rarefazione della dimensione inter-sociale non divengono per forza presupposizioni dell’autoerotismo. O meglio, nessuno lo sa, forse, ma anche qui: dobbiamo fare attenzione a considerare la situazione come orientata in un unico senso. La masturbazione, certo, rientra nella sfera del “tempo per se stessi”, è un momento di esplorazione e apprendimento per come migliorare e orientare il proprio partner (o futuro) verso l’ottenimento del massimo piacere.

C’è invece un rischio preoccupante e pericoloso, che incombe sulla nostra società molto tempo prima della nuova pandemia e che si ricollega alla sessualità a 360 gradi: la pornografia, o meglio, un consumo eccessivo di materiale audiovisivo pornografico. La pornografia è una tra le tante cause possibili di distorsione del nostro immaginario erotico e crea dipendenza. Permea la nostra capacità di meta-rappresentazione, all’origine del desiderio e dell’appagamento sessuale, e intacca negativamente la nostra capacità di cogliere gli stimoli sessuali reali. In altre parole, possiamo divenire dipendenti dalla pura funzione cinematografica sicché il corpo reale, l’atto sessuale in sé quando non mediato dalla correzione visiva dello strumento cinematografico non è più oggetto di desiderio appagante. È un rischio cui bisogna fare molta attenzione: dobbiamo ricordare che ci sono moltissime altre maniere per masturbarsi.

Per quanto riguarda gli effetti che intercorrono tra la pornografia, cinematografia del sesso, e la potenziale capacità di alterare le nostre strutture percettivo-sessuali, si rinvia agli studi trasversali di W.Benjamin e McLuhan credendo possano fornire molti spunti di riflessione. L’apparato strumentale che affianca l’immagine in movimento, è un processo delicato per cui qualsiasi materiale cinematografico induce un effettivo assopimento dell’emisfero destro, dunque, il modo in cui la parte razionale del cervello si disattiva[3], e riprende da molto vicino il concetto d’inconscio ottico, che potremmo estendere dall’inizio del ‘900 fino ad oggi, nei primi mesi del 2021, e parlare d’inconscio percettivo (non solo ottico). Il nostro occhio, che è ovviamente una struttura fisiologica dell’organismo, non è soltanto un organo recettivo ma possiede una sua “qualità” nella visione, una sua capacità qualitativa che si modifica nel tempo (evolve, muta storicamente). L’occhio è sempre stato influenzato dai mutamenti, dalle grandi scoperte e dalle tecniche – es. la scrittura alfabetica in primis, la prospettiva lineare etc. – tra cui l’arte del cinema. La nuova prospettiva del cinema, ad esempio, con i primi piani, col montaggio delle scene, riesce a farci percepire la dilatazione dello spazio, con le colonne sonore la dilatazione del tempo. Il cinema dipende dal montaggio eppure a noi, con i nostri occhi, sembra di vedere la realtà. Noi non vediamo le cose come stanno, noi non vediamo la realtà ma null’altro che il montaggio. Noi vediamo, accediamo solo alle riprese di un “occhio elettronico” (la cinepresa) manipolate in un certo modo dalla volontà del regista. Quello che a noi sembra di vedere e che attribuiamo come “reale”, è il frutto di una sequenza di scelte manipolate. Il cinema è un’arte, in senso lato: l’arte di vedere costruito, riunito, l’insieme delle singole parti in un tutto che prende le sembianze del vero naturale, ma che invece è una costruzione tecnica. Ora il nostro occhio si abitua, noi lo facciamo costantemente, completamente, nel nostro quotidiano, a osservare la natura di queste cose che sono interiorizzate inconsciamente. La capacità di questa visione di un occhio artificiale diviene in potenza nostra.

La dipendenza da pornografia s’inserisce in questo rapporto tra naturale e storico che determina la nostra stessa capacità percettiva e visiva. Terminando: e se il mio fidanzato non rispecchiasse la perfezione del corpo al quale il mio occhio si è abituato? Se la sua pelle, la sua statura, la sua virilità non recasse ottimamente il piacere secondo la prospettiva visiva del mio inconscio percettivo rieducato? Voilà, parleremmo di frustrazione causata dalla dipendenza pornografica: la ricerca di una visione perfetta, montata, studiata. A quel punto, il sesso non sarà mai perfetto, dunque non sarà mai soddisfacente, né lo sarà il mio corpo etc. E ci dimentichiamo di una frase banale a ripetere: la perfezione non esiste.


[1] A. Marini, Neurolinguistica. Fondamenti teorici, tecniche d’indagine, applicazioni, Roma, Carocci editore, 2018

[2] E. A. Jannini, A. Lenzi, M. Maggi, Sessuologia medica, Milano, Edra, 2017

[3] M. McLuhan, The Global Village. XXI secolo: trasformazioni nella vita e nei media, trad. Francesca Valente, Oxford University Press, 1989

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